Open Political Space

Laboratorio di ricerca e creazione politica

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    Sabato 28 giugno alle 22 proiezione di Teatri Interrotti, film documentario di Antonio Castagna e Giuseppe Di Bernardo. Ingresso gratuito.
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    Siamo un'associazione che si occupa di ricerca sociale e creazione politica. Attraverso la ricerca vogliamo offrire alla politica le chiavi per comprendere i vissuti odierni, innovarsi, riacquisire credibilità. Ricerche desk e indagini sui territori, tutte le metodologie mettono al centro i linguaggi e gli immaginari sociali. E’ lì che rintracciamo paure, desideri, credenze, regimi di fiducia, pratiche di partecipazione ed è attraverso questo che Ops! vuole contribuire a creare una politica migliore, appassionante e largamente praticabile, perché il linguaggio non comunica le idee, le evoca e le produce.
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Archivio per la categoria ‘tangentopoli’

Scommettiamo che

Pubblicato da opslab su Aprile 7, 2008

Manca una settimana, proviamo a fare pulizia da tutte le sovrastrutture e ragioniamo sulle cose concrete. Che a mio avviso sono tre.

1. E’ mutata radicalmente l’offerta elettorale. Dei simboli che si presentarono nel 2006 ne sono sopravvissuti solo 3: Lega, Udc, Italia dei Valori. Nel 2006 c’erano 2 candidati premier, oggi ce ne sono – con un consenso degno di questo nome – 4 se non 5.

2. Il clima d’opinione è cambiato. Inacerbandosi, ma anche omogenizzandosi in un unico grande sentimento di contrapposizione verso la politica, molto simile a quello che pervase il paese durante gli anni di Tangentopoli.

3. La campagna è stata così tanto fiacca che nessuno è riuscito a imporre un tema d’agenda. Assenza di verve comunicativa? Forse, ma sicuramente non solo. E’ un problema di credibilità della fonte. Nessuno appare più credibile, è come se si sia posto un diaframma tra cittadini e candidati di ogni specie. Per queste ultime due ragioni sembra non emergere alcuna domanda verso la politica quanto un semplice “toglietevi dalle scatole”

In un quadro del genere tutto appare possibile, anche la vittoria di Veltroni.

L’unica scommessa che mi sento di fare è che quello del non voto sarà il primo partito. Un astensionismo sempre più trasversale, che non riguarda solo quelli di sinistra o quelli di destra.
E soprattutto non mi sembra che questi 5 giorni possano servire: due anni fa Berlusconi recuperò non fiducia, ma consenso attraverso un baratto: il tuo voto in cambio dell’abolizione dell’Ici. Oggi qualunque promessa di questa entità non riesce a bucare, ma rimbalza, come se l’onda anonima dell’opinione pubblica si sia tramutata in un muro di gomma.

Per questo credo che Berlusconi e Veltroni passeranno i prossimi 5 giorni a darsi addosso, per solleticare l’ultima leva motivazionale possibile: la paura dell’altro. Il punto è che su questa si sono giocati gli ultimi 15 anni, 4 elezioni politiche e una manciata di altre votazioni. Funzionerebbe o andrebbe solo a rinforzare il sentimento di distanza e fastidio? Non lo so e sinceramente mi auguro di no: l’idea di un paese che vota ancora contro qualcuno, mi deprime molto di più di un paese che non va a votare.

Pubblicato su Campagna elettorale 2008, antipolitica, berlusconi, elezioni, open political space, ops, pd, sondaggi, tangentopoli, veltroni | 1 Commento »

Perché è peggio del ‘92

Pubblicato da opslab su Gennaio 22, 2008

 

 

Un’aria torbida sta attraversando il paese, un’aria che non lascia presagire nulla di buono. Per questo è giusto che si sprechino i paragoni col ‘92 anche se rispetto ad allora la situazione è diversa sotto tanti punti di vista, innanzitutto l’assenza di soggetti fiduciari che in quegli anni riuscivano a occupare il vuoto costruito dalla politica. La magistratura in quegli anni godeva di grossa fiducia, perché evocava un senso alto di appartenenza alle istituzioni, ma soprattutto perché era personificata dai volti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
E, a fare da controcanto, c’era l’astro nascente di quella che in maniera forse troppo pomposa fu definita come la “società civile” ovvero la forza buona di un paese che voleva essere protagonista mentre oggi la società appare malata, incattivita, frammentata, non in grado di poter esprimere una nuova guida e una nuova rotta per il paese.Da qualche anno le classifiche sulla fiducia sono tornate a vedere agli ultimi posti tutti i soggetti di rappresentanza. Non solo i partiti, ma anche i sindacati e le associazioni di categoria. E anche la magistratura viene guardata con sospetto, non più forza liberatrice ma come soggetto che entra e che scombussola la vita dei cittadini o come portatrice di interessi di questa o di quella parte politica.
In questa desolazione l’antipolitica dei Grillo e dei libri sulla casta non trova quella sponda per potersi trasformare in politica, la rabbia non si incanala in alcun voto di protesta ma rimane come un fuoco che cresce soltanto in frustrazione, un sentimento che conduce alla contrapposizione violenta: non più semplicemente tassisti e camionisti che prendono in ostaggio le nostre città perché dalla scorsa settimana abbiamo scoperto che non solo più soltanto loro.Insomma, tutto è diventato un muro contro muro che ci riporta indietro di decenni, che mina le basi della convivenza civile, che rende tutti immuni dalle ragioni dell’altro, che sta rendendo tutto manicheo. I laici contro i cattolici, il centro contro le periferie, i partiti contro l’interesse generale: tutti ricattatori di qualcuno, tutti in ostaggio di qualcun altro.
E l’aria rimane invischiata di una furia giacobina che si manifesta in pubblica condanna a ogni semplice accusa di vicinanza alla casta, qualunque essa sia: politici, giornalisti, magistrati. L’invidia come unico metro di giudizio in un paese che per 10 anni fa il tifo per programmi come Striscia la Notizia e Le Iene, ma che appena scopre che Alessandro Sortino, uno degli inviati di questo programma mandato a intervistare Mastella junior, viene additato da quest’ultimo come figlio del presidente dell’Authority sulle Comunicazioni, tutti lo mettono alla gogna e sotto sotto iniziano a simpatizzare per il dimissionario Ministro. E’ saltato qualunque principio di ragionamento, rimane un isterico J’accuse collettivo, un piacere forsennato per il rumore secco della ghigliottina che ha preso il posto del tintinnar di manette con cui ci si beava durante gli anni di Tangentopoli.

Oggi come allora il cielo non dice nulla di buono: oggi è molto peggio di allora.

Pubblicato su 1992, antipolitica, grillo antipolitica, grillo politica antipolitica, iene, le iene, magistratura, mastella, open political space, ops, prodi, ricerca, sortino, tangentopoli, veltroni, web | 1 Commento »