Open Political Space

Laboratorio di ricerca e creazione politica

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    Sabato 28 giugno alle 22 proiezione di Teatri Interrotti, film documentario di Antonio Castagna e Giuseppe Di Bernardo. Ingresso gratuito.
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    Siamo un'associazione che si occupa di ricerca sociale e creazione politica. Attraverso la ricerca vogliamo offrire alla politica le chiavi per comprendere i vissuti odierni, innovarsi, riacquisire credibilità. Ricerche desk e indagini sui territori, tutte le metodologie mettono al centro i linguaggi e gli immaginari sociali. E’ lì che rintracciamo paure, desideri, credenze, regimi di fiducia, pratiche di partecipazione ed è attraverso questo che Ops! vuole contribuire a creare una politica migliore, appassionante e largamente praticabile, perché il linguaggio non comunica le idee, le evoca e le produce.
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Archivio per la categoria ‘repubblica’

dalla classe operaia al popolo delle libertà

Pubblicato da opslab su Gennaio 11, 2008

E’ stato dimostrato che quando l’economia è in recessione la gente frequenta molto di più le sale cinematografiche: bisogno di evasione ma anche l’impossibilità, attraverso i risparmi, di poter aspirare a beni durevoli come una casa o un’automobile.

La prima crisi del cinema italiano coincide con il boom economico. Erano i primi ’60 e c’era la classe operaia, molto di più di un segmento sociale che reclamasse spazi di cittadinanza.

Per tanti era un’appartenenza che si esplicitava e concretizzava anche attraverso un codice di comportamento: La dignità della classe operaia, il senso di responsabilità della classe operaia. Saranno o non saranno state queste le ragioni per cui prima o poi sarebbe dovuta andare in paradiso?   

Poi passò di moda, anche se certi lavori si sono continuati a fare e non tutti – checché ne cantasse Pietrangeli – hanno voluto, prima ancora che potuto, il figlio dottore.

Eppure non occorre andarli a cercare con il lumicino.

Perché  basterebbe spendere 24 euro e aggirarsi per una giornata pre-natalizia  tra i padiglioni del Motorshow di Bologna. Meglio di mille sondaggi, meglio di mille analisi di Ilvo Diamanti.

Eccoli, sono quelli che oggi non hanno neanche diritto a un senso di appartenenza: operai, meccanici, carpentieri, pensionati con la licenza elementare.

L’Italia profonda, l’Italia vera. Quella che ha votato massicciamente per la Dc e per il Pci e lo hanno fatto con reverenza, rispetto, convinzione in cambio di un senso di protezione che era anche modellamento antropologico: la Dc avrebbe protetto dalle pulsioni tollerando e perdonando vizi privati in cambio di pubbliche virtù, il Pci con la storiella della diversità dei comunisti.

E’ l’Italia profonda, l’Italia vera. Quella che è difficile dire se è stato Berlusconi a incoraggiarne la venuta o se loro si erano già rotti le balle della pubbliche virtù e della diversità,  “che alla fine tutti si fanno solo i propri affari”. Quell’Italia con Berlusconi ci ha sancito una connessione sentimentale perché lui non ha protetto, non ha tollerato, non ha indicato un galateo; gli ha incoraggiati a seguire le proprie pulsioni, gli ha detto “siate voi stessi”. Grande colpa e grande merito del berlusconismo, dare agibilità sociale alle furberie grandi e spicciole che vivacchiano nel corpus collettivo, ma anche liberare un pezzo di paese da sensi di soggezione, premi e minacce di punizione in una grande catarsi collettiva:

 “Quelli che prima si vergognavano di essere indicati come gente comune – scriveva Francesco Piccolo nel 2001 – adesso sono impettiti e con la testa alta accolgono la definizione. Un esempio. Fino a poco tempo fa c’era tanta gente che non leggeva, ma se ne vergognava, se c’era un sondaggio non rispondeva, si nascondeva oppure mentiva. Oppure diceva: è vero non ho mai letto un libro, e me ne vergogno, avete ragione, dovrò farlo stasera. Poi un giorno di pochi anni fa sono venuti fuori con prepotenza. Non so se ricordate; il solito sondaggio, la solita quantità impressionante di persone che non leggevano, ma stavolta le risposte erano diverse, grazie a una nuova forma di vita.
Dicevano: noi non leggiamo e siamo felici di non farlo, perché quelli che leggono sono tristi brutti e stanno sempre soli. Sono noiosi. Noi non leggiamo perché quelli che leggono non ci piacciono e noi siamo migliori di loro”

Eccoli, allora. Gli ossessionati dai gadget che per qualunque fetenzia di scarsissimo valore danno l’autorizzazione a farsi intasare casa e posta elettronica di spazzatura; quelli che l’importante è farsi fotografare con le belle ragazze e poco importa che loro lo facciano per contratto: per il tempo di un flash lei sorride con me e la sua mano è solo sulla mia spalla; e poi quelli che si aggirano e che guardano sognanti automobili che non potranno avere mai.

Non sono più una classe e non sono più neppure individui, che l’aria di questo paese e del mondo non è mica tanto buona per decantare una lode dell’Io in grado di farcela contro tutto e tutti tra terrorismo, precarietà, carovita, immigrazione. 

Né classe, né individui ma branchi. Branchi di persone. Gente che vive medesime condizioni ma che non ha voglia e speranza per riacquistare un sentimento collettivo. Il branco invece è la dimensione ideale: abbastanza piccolo affinché nessuno cada nell’anonimato, sufficientemente grande per avere al suo interno un pubblico e un palcoscenico.

Non a caso è il modus operandi delle corporazioni salite alla ribalta in questi mesi, i taxisti, le guardie giurate, i camionisti. L’attacco come la migliore difesa.

E’ l’Italia per cui Berlusconi ha avuto bisogno di un nuovo partito e non perché Forza Italia fosse appannata, in fondo era sufficiente una ripulita in grado di dar lustro al mito d’origine di estetiche che simbolizzavano dinamismo, forza e un senso di solitaria felicità: esattamente per queste caratteristiche Forza Italia non andava più bene.

Ci voleva un partito che desse rappresentanza a un paese fondato sulle corporazioni della postmodernità, i branchi per l’appunto.

E ci voleva un capo-branco e non più un leader, che un capo-branco non si prende cura, non dice I Care ma è quello che ha più coraggio, più istinto.

Intanto le sale cinematografiche sono tutte piene, mercato in gran ripresa, record d’incassi per i film di Natale.

E’ l’Italia, bellezza.

 

 

 

 

 

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Parliamo di destra

Pubblicato da opslab su Ottobre 16, 2007

Oggi su Repubblica un interessante articolo di Aldo Schiavone sostiene che la destra non è più in grado di abbracciare e di tradurre in agire politico le ultime trasformazioni della nostra società.

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Candidati, raccontate voi stessi (anteprima 3°report)

Pubblicato da opslab su Ottobre 13, 2007

Raccontate la vostra esperienza, il perché avete scelto di fare politica, perché vi siete candidati, spiegate cosa volete portare all’interno del PD. Lasciate emergere dubbi e difficoltà, e fate capire perché e come si possono superare. Non siate cassa di risonanza dei leader nazionali, ma siate voi i testimonial e i protagonisti del Partito Democratico: questa è la chiave per mobilitare maggiore partecipazione.


È principalmente sul tema della mobilitazione che abbiamo costruito la terza parte dell’instant research sulle primarie con l’obiettivo di capire cosa fa maturare o cambiare decisione.

Il metodo utilizzato è quello del Deliberative Focus: 25 giovani (20-35 anni) romani, per 4 ore a discutere, visionare materiali, riascoltare discorsi e infine porre domande a 3 giovani candidati delle liste di Letta, Veltroni e Bindi. Con questionario e interviste iniziali e finali per misurare se, quanto e grazie a cosa si modifica l’opinione.


Dalla sperimentazione emerge chiaro un dato: nei confronti di segmenti di elettorato attenti al Pd ma ancora indecisi se votare le maggiori potenzialità di convincere alla partecipazione vengono dal contatto e dall’interazione diretta con i candidati dei collegi. I giudizi verso i leader nazionali, invece, sono più sedimentati e la loro dote in termini partecipativi l’hanno in gran parte già determinata.

Si evidenzia, quindi, uno spazio per ogni candidato di ulteriore mobilitazione, con attenzione a valorizzare la propria scelta e le proprie motivazioni più che parlare del segretario nazionale cui si è collegati.

I candidati all’assemblea costituente sono i soggetti di parola più credibili agli occhi di chi è ancora dubbioso e hanno una grande opportunità di far passare il messaggio del partito-partecipato e costruito dal basso.

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L’estate della Repubblica

Pubblicato da opslab su Luglio 20, 2007

E’ estate, se non fosse per il caldo basterebbe sfogliare Repubblica e scoprire che il problema più grave di questo paese è nel gallettismo di certi uomini.
La differenza (sostanziale) è che mentre gli altri giornali danno in pasto ai lettori la dose stagionale di pruriginoso senza troppi problemi, Rep deve metterci un cappello per non smarrire quel suo tratto di giornale intelligente e di buon senso per persone intelligenti e di buon senso.
Basta, meglio altri quotidiani, almeno per l’estate.

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