Archivio per la categoria ‘open political space’
I-generation: Come mettere la politica nella playlist dei giovani
Pubblicato da mariogiampaolo su Ottobre 22, 2008
Pubblicato su che paese è?, open political space, pd, primarie | 1 Commento »
consigli per la lettura
Pubblicato da mariogiampaolo su Settembre 8, 2008
Lo scenario politico italiano d’agosto mi ha indotto a cercare rifugio in qualcosa d’intelligente.
Eccola qui: “La democrazia. Storia di un’ideologia” di Luciano Canfora.
Un commento a caldo sarebbe fuori luogo vista la complessità, la densità e l’originalità dell’opera.
Come indicazione posso solo dire che il libro in questione rivaleggia con questo.
Pubblicato su open political space, pd | Contrassegnato da tag: la democrazia | Lascia un commento »
non sentirsi soli
Pubblicato da guarins su Giugno 5, 2008
come qualcuno sa, anche se non credo di averne mai scritto, una delle idee assurde cui mi affeziono riguarda la totale destrutturazione del sistema lavoro-ferie-pensioni, in un modello libero e iperflessibile in cui ognuno accumula e sceglie quando usare il tempo di non lavoro, su un principio di accumulo che, così, parlando a spanne, era immaginato con una settimana di ferie ogni tre lavorate.
ecco, non sono più solo a pensarla così.
e, a proposito, cerco economisti appassionati di assurdo che ci mettano numeri e fattibilità non solo per i palazzi che contano. ci sono?
Pubblicato su open political space | Contrassegnato da tag: cercasi economisti, ferie, lavoro, pensioni | Lascia un commento »
Scommettiamo che
Pubblicato da opslab su Aprile 7, 2008
Manca una settimana, proviamo a fare pulizia da tutte le sovrastrutture e ragioniamo sulle cose concrete. Che a mio avviso sono tre.
1. E’ mutata radicalmente l’offerta elettorale. Dei simboli che si presentarono nel 2006 ne sono sopravvissuti solo 3: Lega, Udc, Italia dei Valori. Nel 2006 c’erano 2 candidati premier, oggi ce ne sono – con un consenso degno di questo nome – 4 se non 5.
2. Il clima d’opinione è cambiato. Inacerbandosi, ma anche omogenizzandosi in un unico grande sentimento di contrapposizione verso la politica, molto simile a quello che pervase il paese durante gli anni di Tangentopoli.
3. La campagna è stata così tanto fiacca che nessuno è riuscito a imporre un tema d’agenda. Assenza di verve comunicativa? Forse, ma sicuramente non solo. E’ un problema di credibilità della fonte. Nessuno appare più credibile, è come se si sia posto un diaframma tra cittadini e candidati di ogni specie. Per queste ultime due ragioni sembra non emergere alcuna domanda verso la politica quanto un semplice “toglietevi dalle scatole”
In un quadro del genere tutto appare possibile, anche la vittoria di Veltroni.
L’unica scommessa che mi sento di fare è che quello del non voto sarà il primo partito. Un astensionismo sempre più trasversale, che non riguarda solo quelli di sinistra o quelli di destra.
E soprattutto non mi sembra che questi 5 giorni possano servire: due anni fa Berlusconi recuperò non fiducia, ma consenso attraverso un baratto: il tuo voto in cambio dell’abolizione dell’Ici. Oggi qualunque promessa di questa entità non riesce a bucare, ma rimbalza, come se l’onda anonima dell’opinione pubblica si sia tramutata in un muro di gomma.
Per questo credo che Berlusconi e Veltroni passeranno i prossimi 5 giorni a darsi addosso, per solleticare l’ultima leva motivazionale possibile: la paura dell’altro. Il punto è che su questa si sono giocati gli ultimi 15 anni, 4 elezioni politiche e una manciata di altre votazioni. Funzionerebbe o andrebbe solo a rinforzare il sentimento di distanza e fastidio? Non lo so e sinceramente mi auguro di no: l’idea di un paese che vota ancora contro qualcuno, mi deprime molto di più di un paese che non va a votare.
Pubblicato su Campagna elettorale 2008, antipolitica, berlusconi, elezioni, open political space, ops, pd, sondaggi, tangentopoli, veltroni | 1 Commento »
Le straordinarie somiglianze di Vendola e Veltroni
Pubblicato da opslab su Marzo 11, 2008
Fa un certo effetto vedere questo comizio di Vendola subito dopo aver rivisto il discorso che Veltroni ha tenuto a Spello.
Mettendo da parte gli aspetti di stretta polemica, nei loro discorsi c’è una straordinaria somiglianza di ragionamento che ha come differenza sostanziale il risvolto emotivo di fondo.
Sono accomunati prima di tutto dall’espediente narrativo delle storie di vita. Immergendosi totalmente, sovraccaricandole dal punto di vista emotivo per renderle racconto politico, in un passaggio dal particolare al generale, altrettanto carico di pathos.
Anche sul senso da attribuire al passato, Vendola e Veltroni sono pressoché identici (citano entrambi il dopoguerra) mentre resta il futuro come vero terreno del contendere.
Perchè laddove Veltroni toglie gli spigoli e cerca strade, Vendola pone dei paletti che non sono arginabili, ma che vanno abbattuti attraverso il conflitto.
Per Veltroni il futuro è spazio di opportunità a condizione che ci si liberi dei conservatorismi che non fanno decidere, dei paletti ideologici, dell’egoismo, delle piccole furbizie.
Valori e strumenti per il futuro sono la decisione, la scienza, la forza e l’energia delle persone, l’apertura, il dinamismo, la mobilità, l’ascolto, la ricerca, il rigore, l’onestà, il senso del dovere, l’orgoglio di sé.
Per Vendola entrare nel futuro vuole dire fatica, quella del camminare su un terreno aspro, ricco di incognite, per cui è necessario che la politica sia riparo prima ancora che bussola. Una politica che difenda e dove non ci riesce una politica che lenisca.
Grande effetto-verità: entrambi implicitamente sostengono che la politica non è onnisciente e onnipresente. La politica non può tutto, ma può tanto e quel tanto oggi vuol dire prima di tutto speranza.
Per Vendola questa si ricostituisce laddove ci sono persone che vogliono essere e che vogliono fare, per Veltroni il poter fare è un condizione sine qua non: non c’è nessuno che la ostacola volontariamente, ma dove ci fossero degli ostacoli è compito della politica andarli a rimuovere.
Non è una differenza da poco, è su questo passaggio che si gioca la credibilità di fondo dei due racconti, nella capacità di rendere il contesto funzionale a questo schema di racconto soprattutto su quello che è il tema-chiave di questa campagna elettorale: il lavoro.
Insomma, sarebbe stata una bella battaglia e Vendola avrebbe creato non pochi problemi a Veltroni. Che peccato.
Pubblicato su Campagna elettorale 2008, nichi vendola, open political space, ops, pd, rifondazione comunista, sinistra arcobaleno, veltroni | Lascia un commento »
Sanremo o Cesaroni vince sempre Walter Veltroni
Pubblicato da opslab su Marzo 3, 2008
Per Concita De Gregorio il senso della faccenda è chiaro: il Sanremo appena concluso rappresenta un monito al veltronismo, prova provata che il “ma anche” è una formula che include tutti ma che alla fine non parla, non emoziona e non soddisfa nessuno.
Dalle parti di Canale 5 e dintorni si festeggia: nella serata di venerdì i Cesaroni hanno strappato un quasi pareggio che sa tanto di vittoria grazie all’apporto massiccio di giovani e giovanissimi teleutenti.
Ma a pensarci bene cosa sono i Cesaroni se non una declinazione dell’immaginario veltroniano?
Quartiere Garbatella, la Roma che più Roma non si può, giornate sempre soleggiate di un arancio dal sapor vendittiano, una birreria dove si materializza un simulacro comunitario di famiglia allargata, giovani protagonisti aggraziati ma non bellissimi che trascorrono le loro giornate con serena accettazione di sogni e insicurezze sulle cose proprie e altrui.
Cesaroni vs Sanremo ovvero l’informalità che vince sul cerimoniale, la normalità sulla straordinarietà, l’apparente non cura di jeans e giubbotti sull’abito d’occasione, il piccolo sul grande, la chitarra scordata sul manierismo dell’orchestra.
Che poi non è solo questo, è qualcosa di molto più grande: il veltronismo sta costantemente occupando tutta la scena, ha preso la coda della scia di senso prodotta dal berlusconismo, se n’è impadronito, l’ha reso testa, ne sta dando corpo.
In fondo è la bellezza dei significati e della loro immaterialità, il fatto di non aver padroni e traiettorie definite, ma di saper andare dove li spinge chi ha saputo meglio coltivarli cogliendone il senso profondo.
Un po’ come accadde una trentina d’anni addietro quando le sperimentazioni di linguaggio delle radio libere e di estrema sinistra finirono per costruire le grammatiche della tv commerciale e, di rimbalzo, per uno di quegli strani incidenti della storia, aprirono la strada al berlusconismo.
Veltroni forse avrà già tratto la vera lezione: i “ma anche” necessitano di una direzione e di un contenuto, pena il fatto di rimanere a uno stato gassoso, di neutra indifferenza e non di quello a cui lui può (deve) aspirare: un’indifferente simpatia.
Pubblicato su open political space, ops, pd, tv e politica, veltroni | Lascia un commento »
Pubblicato da opslab su Febbraio 27, 2008
Il dibattito è stato vero, pieno di spunti, di rimandi all’attualità, senza cadute nella polemica politica spicciola. E poi lavorare con gli amici della Codice Edizioni si è rivelato un vero piacere.
Pubblicato su camera deputati, codice edizioni, lakoff, open political space, ops | Lascia un commento »
Perché è peggio del ‘92
Pubblicato da opslab su Gennaio 22, 2008
Un’aria torbida sta attraversando il paese, un’aria che non lascia presagire nulla di buono. Per questo è giusto che si sprechino i paragoni col ‘92 anche se rispetto ad allora la situazione è diversa sotto tanti punti di vista, innanzitutto l’assenza di soggetti fiduciari che in quegli anni riuscivano a occupare il vuoto costruito dalla politica. La magistratura in quegli anni godeva di grossa fiducia, perché evocava un senso alto di appartenenza alle istituzioni, ma soprattutto perché era personificata dai volti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
E, a fare da controcanto, c’era l’astro nascente di quella che in maniera forse troppo pomposa fu definita come la “società civile” ovvero la forza buona di un paese che voleva essere protagonista mentre oggi la società appare malata, incattivita, frammentata, non in grado di poter esprimere una nuova guida e una nuova rotta per il paese.Da qualche anno le classifiche sulla fiducia sono tornate a vedere agli ultimi posti tutti i soggetti di rappresentanza. Non solo i partiti, ma anche i sindacati e le associazioni di categoria. E anche la magistratura viene guardata con sospetto, non più forza liberatrice ma come soggetto che entra e che scombussola la vita dei cittadini o come portatrice di interessi di questa o di quella parte politica.
In questa desolazione l’antipolitica dei Grillo e dei libri sulla casta non trova quella sponda per potersi trasformare in politica, la rabbia non si incanala in alcun voto di protesta ma rimane come un fuoco che cresce soltanto in frustrazione, un sentimento che conduce alla contrapposizione violenta: non più semplicemente tassisti e camionisti che prendono in ostaggio le nostre città perché dalla scorsa settimana abbiamo scoperto che non solo più soltanto loro.Insomma, tutto è diventato un muro contro muro che ci riporta indietro di decenni, che mina le basi della convivenza civile, che rende tutti immuni dalle ragioni dell’altro, che sta rendendo tutto manicheo. I laici contro i cattolici, il centro contro le periferie, i partiti contro l’interesse generale: tutti ricattatori di qualcuno, tutti in ostaggio di qualcun altro.
E l’aria rimane invischiata di una furia giacobina che si manifesta in pubblica condanna a ogni semplice accusa di vicinanza alla casta, qualunque essa sia: politici, giornalisti, magistrati. L’invidia come unico metro di giudizio in un paese che per 10 anni fa il tifo per programmi come Striscia la Notizia e Le Iene, ma che appena scopre che Alessandro Sortino, uno degli inviati di questo programma mandato a intervistare Mastella junior, viene additato da quest’ultimo come figlio del presidente dell’Authority sulle Comunicazioni, tutti lo mettono alla gogna e sotto sotto iniziano a simpatizzare per il dimissionario Ministro. E’ saltato qualunque principio di ragionamento, rimane un isterico J’accuse collettivo, un piacere forsennato per il rumore secco della ghigliottina che ha preso il posto del tintinnar di manette con cui ci si beava durante gli anni di Tangentopoli.
Oggi come allora il cielo non dice nulla di buono: oggi è molto peggio di allora.
Pubblicato su 1992, antipolitica, grillo antipolitica, grillo politica antipolitica, iene, le iene, magistratura, mastella, open political space, ops, prodi, ricerca, sortino, tangentopoli, veltroni, web | 1 Commento »
Questo linguaggio malato
Pubblicato da opslab su Novembre 7, 2007
Io questa lettera di Prodi non la capisco. Mi angoscia il modo con cui è stata scritta (poteva essere molto più brillante e non descrivere pedissequamente come se fosse un tema delle scuole medie), mi angoscia il contenuto, come se per un Presidente del Consiglio la conoscenza dei vissuti del paese fosse un fatto accidentale e che per di più crea stupore.
Mi domando se la performance di Veltroni ieri sera a Ballarò sia stata perfomante o meno. Vorrei che fosse così, per tutte quelle volte che il sindaco di Roma ha detto che “non si poteva fare di più”, perchè la politica non è una bacchetta magica come invece ci ha fatto credere il linguaggio malato da campagna elettorale permanente degli ultimi 15 anni.
Quella di Veltroni è chiaramente una scommessa, ripristinare un rapporto più parco e meno soggetto a infingimenti emotivi tra sfera pubblica e sfera politica.
Non so se ce la farà, soprattutto nel momento in cui questo linguaggio va a smussare gli spigoli, ad elidere le differenze.
In questo forse ha ragione Pansa: L’Italia ha bisogno di un leader che è in grado di minacciare ceffoni, le conflittualità e le linee in tensione non vanno annacquate. Vanno governate.
Pubblicato su open political space, ops, pd, prodi, tv e politica, veltroni | Lascia un commento »
Deliberative, i risultati
Pubblicato da opslab su Ottobre 31, 2007
Dall’area download o dalla colonna in alto a sinistra è possibile scaricare il report coi risultati definitivi del Deliberative Focus realizzato il giovedì precedente alle primarie.
Pubblicato su deliberative focus, focus group, open political space, ops, pd, primarie | Lascia un commento »
