Al fine cadde.
Guardando tutti negli occhi, lasciando sfumare, forse del tutto, l’ipotesi di un governo tecnico che riformi almeno la legge elettorale.
Ora il problema è: come si corre alle elezioni – con l’attuale legge elettorale – con le coalizioni spaccate?
Ebbene questo è un problema soprattutto del centro-sinistra.
I leader del governo uscente sottolineano come anche la (ex) CDL sia spaccata al suo interno.
I leader dell’attuale opposizione, invece, rimandano queste accuse al mittente con un semplice ragionamento: se le spaccature del centro destra sono state frutto di divisioni tattiche e strategiche, di puro lessico politico, tipiche di una opposizione che affila le armi con un solo obiettivo: vincere il nuovo test elettorale; quelle del centro-sinistra, invece, sembrano confermarsi come distanze, alcune volte siderali, su questioni valoriali, culturali. Sui temi di governo.
Il centro-destra, nonostante le ultime distanze, invece, ha in comune un assetto valoriale, una visione condivisa sui temi che interessano la vita delle persone: la famiglia, le tasse, la sicurezza.
Certo, ora le suggestioni si sprecano.
Un governo tecnico presieduto da Gianni Letta o da Franco Marini?
Ma i fatti ci dicono altro. Come ha detto ieri sera Giuliano Ferrara: “ Berlusconi è persona pratica; come si dice in politica: Il Cav sente l’odore del sangue”.
Perché accettare un governo tecnico quando si può andare a elezioni che si è sicuri di vincere?
Perché cercare un accordo super partes quando fra quattro mesi la rinata CDL potrebbe riformare da sola – cosa che ha già fatto d’altronde – legge elettorale e testo costituzionale senza l’intralcio della mediazione con la parta avversa?
Ma forse la cosa più grave è la palese malattia del centro sinistra a guida Prodi: incapace di governare per più di due anni; incapace di generare consenso attorno a scelte amministrative.
Malattia aggravata, in quest’ultima esperienza, da un errore di gestione: i partiti nuovi, soprattutto quelli con aspirazioni maggioritarie, probabilmente, non si creano quando si è al governo. Perché inevitabile sembra l’intreccio tra i destini di un esecutivo e la nascita di nuove forze politiche all’interno della sua stessa maggioranza.
Una scommessa audace e, certo, affascinate. Ma ora si corre il rischio di perdere non solo la guida del paese, ma anche lo slancio necessario per far crescere i partiti. Quei partiti che prima o poi dovranno dimostrare di avere la forza, nei valori e nelle politiche , di governare e creare consenso. Forze politiche, non solo partitiche.