Archivio per Ottobre 2008
stasera saremo qua
Pubblicato da guarins su Ottobre 30, 2008
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Se non mi parli alla pancia presto mi verrà l’ulcera
Pubblicato da opslab su Ottobre 28, 2008
Appena finita la manifestazione al Circo Massimo, quando la persona che era con me mi ha detto: “certo che uno dopo le manifestazioni si sente sempre più buono” ho avuto la conferma di quello che stavo pensando e provando durante tutto il discorso di Veltroni: l’incapacità – checché se ne dica – del leader del Pd di parlare a cuore e alla pancia, ma di andare a interpellare solo la razionalità delle persone.
Le manifestazioni sono riti dove i simboli dovrebbero esplodere in tutta la loro carica. E uno dovrebbe andarsene da una manifestazione con sensazioni forti: senso di sollievo, ritrovato entusiasmo, coraggio, cementificazione identitaria. Uno dovrebbe ascoltare un discorso del proprio leader e sviluppare in cuor suo una sensazione genuina, quella di chi si sente capito, protetto, aiutato nel trovare quelle parole in grado di dare forma alle proprie paure e ai propri desideri.
In questo momento storico e politico poi, un leader della sinistra italiana dovrebbe lavorare per far nascere un racconto che prenda le piccole e grandi paure e le tematizzi su un altro piano motivazionale da quello oggi dominante ovvero l’individuazione di una rosa di capri espiatori, lo schema comunicativo dominante e vincente della nuova destra targata Gelmini-Brunetta, la cui cornice è stata costruita da Grillo (a proposito, che fine ha fatto?).
Veltroni invece prende le paure che caratterizzano l’oggi e le colloca in un ragionamento spassionato che vuole oggettivizzare la realtà, perché è questa a suggerire politiche giuste e politiche sbagliate e non le paure e i desideri delle persone che nella realtà ci stanno.
Dal Circo Massimo si è così andati via con una sbiadita convinzione. Noi siamo i migliori perché abbiamo stile e senso di responsabilità, dobbiamo continuare ad essere tali, impegnarci che tanto prima o poi il 50%+1 degli italiani riconoscerà le nostre qualità.
L’effetto finale è questo: sentirsi più buoni nel migliore dei casi, apatici nel peggiore perché si viene costretti in una dimensione soggetti terzi, spettatori di una corsa interpellati come mera comunità di adepti cui chiedere l’ennesimo slancio di responsabilità e di altruismo in nome di un (presunto) paese.
Uno fa politica perché vuole dare un contributo e si ritrova a essere interpellato come spettatore degli spettatori. Francamente è un po’ troppo.
Per questo, cari comunicatori del centrodestra, la prossima volta non vi appiccicate sulle cifre, ma date ordine agli operatori delle tv del capo di riprendere le facce dei partecipanti mentre parla Veltroni. E’ molto meglio per voi, credetemi. Dispiace dirlo, ma è così.
Giuseppe
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I-generation: Come mettere la politica nella playlist dei giovani
Pubblicato da mariogiampaolo su Ottobre 22, 2008
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