all’inizio della mia specie di carriera – o almeno quando ho iniziato ad occuparmi di comunicazione politica – insieme a colleghi universitari creammo uno strano e sconclusionato gruppo di lavoro sulla consulenza, o meglio sugli image maker, come dicevamo allora. iniziammo così un pellegrinaggio tra consulenti e giornalisti che, tra gli altri, ci portò, chissàcome, in redazione da funari. dopo una rapida chiacchierata, gi piacque l’idea di avere studenti comunicatori tra il pubblico, e così ci ospitò in prima fila, con tanto di inquadratura per le famiglie a casa. non ricordo di cosa parlasse la trasmissione – eravamo nel 95 – ma certo non c’era da annoiarsi. ricordo invece il suo esortarci, insieme rimestando nel casino dell’italia, a darci da fare, in modo popolaresco e non convenzionale.
nello scorso autunno, con luca, ci ritrovammo a fare da pubblico ad una puntata di bombay, surreale caos televisivo di boncompagni, e all’improvviso in un video, collegato da casa qualche minuto prima di registrare, apparve lui, il gianfranco nazionale: in mutande e canotta, con la solita sigaretta.
voleva sautare boncompagni prima di andare in onda, anche perchè poi avrebbe dovuto, come spesso in quel programma, interpretare qualcuno altro da se. fu fortunato, però, forse della maggiore e più meritata fortuna. fu, per una sera, davvero, silvio berlusconi.