Scommettiamo che
Pubblicato da opslab su Aprile 7, 2008
Manca una settimana, proviamo a fare pulizia da tutte le sovrastrutture e ragioniamo sulle cose concrete. Che a mio avviso sono tre.
1. E’ mutata radicalmente l’offerta elettorale. Dei simboli che si presentarono nel 2006 ne sono sopravvissuti solo 3: Lega, Udc, Italia dei Valori. Nel 2006 c’erano 2 candidati premier, oggi ce ne sono - con un consenso degno di questo nome - 4 se non 5.
2. Il clima d’opinione è cambiato. Inacerbandosi, ma anche omogenizzandosi in un unico grande sentimento di contrapposizione verso la politica, molto simile a quello che pervase il paese durante gli anni di Tangentopoli.
3. La campagna è stata così tanto fiacca che nessuno è riuscito a imporre un tema d’agenda. Assenza di verve comunicativa? Forse, ma sicuramente non solo. E’ un problema di credibilità della fonte. Nessuno appare più credibile, è come se si sia posto un diaframma tra cittadini e candidati di ogni specie. Per queste ultime due ragioni sembra non emergere alcuna domanda verso la politica quanto un semplice “toglietevi dalle scatole”
In un quadro del genere tutto appare possibile, anche la vittoria di Veltroni.
L’unica scommessa che mi sento di fare è che quello del non voto sarà il primo partito. Un astensionismo sempre più trasversale, che non riguarda solo quelli di sinistra o quelli di destra.
E soprattutto non mi sembra che questi 5 giorni possano servire: due anni fa Berlusconi recuperò non fiducia, ma consenso attraverso un baratto: il tuo voto in cambio dell’abolizione dell’Ici. Oggi qualunque promessa di questa entità non riesce a bucare, ma rimbalza, come se l’onda anonima dell’opinione pubblica si sia tramutata in un muro di gomma.
Per questo credo che Berlusconi e Veltroni passeranno i prossimi 5 giorni a darsi addosso, per solleticare l’ultima leva motivazionale possibile: la paura dell’altro. Il punto è che su questa si sono giocati gli ultimi 15 anni, 4 elezioni politiche e una manciata di altre votazioni. Funzionerebbe o andrebbe solo a rinforzare il sentimento di distanza e fastidio? Non lo so e sinceramente mi auguro di no: l’idea di un paese che vota ancora contro qualcuno, mi deprime molto di più di un paese che non va a votare.
Aprile 7, 2008 a 8:31 pm
sono abbastanza d’accordo, ma non sul non voto. e se alla fine, di nuovo, si votasse? credo anche che possa emergere un voto per, o quanto meno l’idea di una scelta, tra un po’ meglio e un po’ meno peggio, che è già un passo avanti.