ultimo giorno di campagna. alcune riflessioni.
1. è stata una campagna lenta e noiosa. emerge l’idea di un paese che aspetta si risponda a bisogni. una situazione di sviluppo ancora da costruire, di modernità in arrivo poco alla volta. forse è vero, gli italiani avvertono il bisogno, vogliono (o si accontentano di) una politica minima e dell’urgenza. a me non piace, e non convince. rispondere solo ai bisogni, come nelle campagne del tempo della ricostruzione e dell’industrailizzazione, è una politica miope e che rinuncia a se stessa, a visione, priorità, senso del futuro.
2. berlusconi parla solo di se stesso, senza capo nè coda. avendo esaurito i sogni da vendere oscilla tra nuovo e debole senso di responsabilità (faremo solo le cose possibili) e quell’antica infallibilità declinata ormai solo a battute da intrattenitore (ieri a roma ha dato il meglio con le domande al pubblico … siete caldi?…). del grande venditore, del modello personale reso accessibile a tutti con il voto, resta poco. e qual poco ha l’aria rincoglionita.
3. veltroni non mi convince per molti motivi, ma gli riconosco alcuni strappi importanti, primo l’andare soli e/o liberi (mi astengo su idv). è l’unica scelta che guarda avanti. l’italia è un insieme di persone che, lavorando, pensando, faticando, innovando, spingono una macchina. ma al volante c’è qualcuno che insiste a tenere il freno a mano tirato. veltroni toglie il freno, ed è un primo passo. poi vedremo la velocità, poi chi vorrà parteciperà a decidere la direzione.
4. il pd è, ancora, un’accozzaglia di cose diverse. nato da poco, prematuro, un po’ macrocefalo. è bene così, non è compiuto, ed è il motivo per cui conta poco quello che non c’è ancora. c’è spazio per irrobustire il corpo, per dare muscoli, per riempire il vuoto. per metterci dentro quello che si vuole (ok, non sarà proprio così, non così facile, ma una qualche contendibilità è già una novità).
5. capisco i dubbi di chi non vuole votare. (meno quelli di chi è incerto tra pd e sinistra arcobaleno.) parlo di chi lo fa come segno consapevole di protesta, per delusione, non per disinteresse. non mi interessa l’antiberlusconismo, nè il voto utile inteso come pura governabilità. mi interessa togliere quel freno a mano motivo delle lamentele dei più. sarà che io alla storia del sono tutti uguali (o del fanno schifo tutti allo stesso modo) non c’ho mai creduto. sarà che nessuno sa spiegarmi perchè protestare è meglio di scegliere. sarà che, se è solo uno sfogo, perchè non strafogarsi di cibo, o urlare sul motorino, o correre dietro un pallone o cantare ad un concerto, dire la propria su you tube o andare a letto con chi vi pare…
6. ci avviciniamo, pare, ad un modello di democrazia maturo, in cui alternanza, bipolarità, leadership acquistano un senso normale. non è poco, ci si rimette in moto anche così.
7. ci sono delle cose che avrei voluto sentire in campagna e che non ho sentito, non abbastanza, non in modo compiuto e convincente. flessibilità, liberalizzazioni (dove sono finite?), competizione, concorrenza, merito, coraggio, rischio, laicità (come negoziabilità dei valori, non come anticlericalismo), persona. e, per scegliere da cosa iniziare, riforma (radicale, drastica, rivoluzionaria) della scuola. dal 15 si riparte da qua, parole da trasformare in racconto, chiunque vinca.
8. durante la campagna elettorale abbiamo perso la parola sinistra. persa tra leaderini e zerovirgola, tra rivendicazioni astratte e testimonianze felici di essere tali. tra simboli e aggregazioni che la disperdono sbattendola in faccia come oggeto magico. e, ancora, nel poco coraggio di cui sopra, di chi non parla per non dar fastidio, di chi accetta (di buon grado) l’imperante ipocrisia sociale. sfogliando una vecchia raccolta di vignette di altan ne ho trovata una in cui italo, vecchio personaggio dei tempi di cipputi, dice: “qui la metà sono convinti che basta partecipare, l’altra metà che basta vincere”. voglio una sinistra che vuole vincere, con il coraggio di imporre le sue parole. chiamiamola pippo, se serve, ma facciamola.
9. buon voto. lunedì da queste parti si commenta e cazzeggia. in open space, ovviamente.
10. ah, dimenticavo, le previsioni. se c’è il sole vince veltroni, se piove berlusconi. detta così sembra una risposta da sondaggi. dietro c’è la differenza tra chi è ottimista, chi impegna le proprie speranze in una cornice nuova, e chi non si fida, ha paura, si affida ancora all’uomo solo al comando, che tanto se le cose vanno peggio del peggio almeno ci mette due spicci di tasca sua.