Open Political Space

Laboratorio di ricerca e creazione politica

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    Sabato 28 giugno alle 22 proiezione di Teatri Interrotti, film documentario di Antonio Castagna e Giuseppe Di Bernardo. Ingresso gratuito.
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    Siamo un'associazione che si occupa di ricerca sociale e creazione politica. Attraverso la ricerca vogliamo offrire alla politica le chiavi per comprendere i vissuti odierni, innovarsi, riacquisire credibilità. Ricerche desk e indagini sui territori, tutte le metodologie mettono al centro i linguaggi e gli immaginari sociali. E’ lì che rintracciamo paure, desideri, credenze, regimi di fiducia, pratiche di partecipazione ed è attraverso questo che Ops! vuole contribuire a creare una politica migliore, appassionante e largamente praticabile, perché il linguaggio non comunica le idee, le evoca e le produce.
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Archivio per Aprile 2008

dati

Pubblicato da guarins su Aprile 15, 2008

Guardando la paginona dei dati del corriere (l’unico che ha messo anche su carta i numeri veri e non solo le percentuali):

1- al nord il pdl perde voti, pochi ma ovunque

2- al nord il pd guadagna voti, pochi

3- al nord (e al centro) la lega raddoppia i voti e decide il risultato

4- al centro il pd non sfonda, tiene i voti che aveva nelle regioni rosse o ne prende pochi in più

5- al sud il pd va su e giù, non crolla e non decolla

6- al sud il pdl guadagna voti, parecchi

quindi:

la lega vince al nord

il pd pareggia al centro

il pdl vince al sud

no, il risultato non cambia, ma almeno sappiamo gli addendi.

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risultati

Pubblicato da guarins su Aprile 14, 2008

abbiamo perso le elezioni. ancora una volta non abbiamo capito niente del nord. nè abbiamo saputo sfondare in segmenti sociali non tradizionali. nè recuperare dove erano emerse difficoltà. a caldo direi che la sconfitta, insieme alla catastrofe di sinistra arcobaleno, dimostra come le culture tradizionali della sinistra italiana hanno evidentemente, oggi, poco da dire.

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voto

Pubblicato da guarins su Aprile 14, 2008

ho appena votato, come al solito delle mie cose all’ultimo.

ecco come, con indicazioni di convinzione:

pd camera e senato: 80% – nessun dubbio sul voto a veltroni, qualche dubbio sulla politica di veltroni.

rutelli e pd (marroni) a roma: 70% – ad uno che è ormai alberto sordi (figlio illegittimo, ma riconosciuto dalla chiesa, di marco pannella e alberto sordi) gli si perdona tutto.

zingaretti e candidato del pd alla provincia: 60% – mi piace zingaretti, avrei voluto sapere chi è il candidato nel mio collegio.

voto disgiunto al municipio, pd e presidente sinistra critica: 20% – preferenza per un’amica di un’amico, voto al presidente ad eliminazione, per scarsezza di proposte di quello pd (e per par condicio con i nostri dirimpettai, pd e sinistra critica appunto, che si dividono la storica sede di san lorenzo del pci).

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the end

Pubblicato da guarins su Aprile 11, 2008

ultimo giorno di campagna. alcune riflessioni.

1. è stata una campagna lenta e noiosa. emerge l’idea di un paese che aspetta si risponda a bisogni. una situazione di sviluppo ancora da costruire, di modernità in arrivo poco alla volta. forse è vero, gli italiani avvertono il bisogno, vogliono (o si accontentano di) una politica minima e dell’urgenza. a me non piace, e non convince. rispondere solo ai bisogni, come nelle campagne del tempo della ricostruzione e dell’industrailizzazione, è una politica miope e che rinuncia a se stessa, a visione, priorità, senso del futuro.

2. berlusconi parla solo di se stesso, senza capo nè coda. avendo esaurito i sogni da vendere oscilla tra nuovo e debole senso di responsabilità (faremo solo le cose possibili) e quell’antica infallibilità declinata ormai solo a battute da intrattenitore (ieri a roma ha dato il meglio con le domande al pubblico … siete caldi?…). del grande venditore, del modello personale reso accessibile a tutti con il voto, resta poco. e qual poco ha l’aria rincoglionita.

3. veltroni non mi convince per molti motivi, ma gli riconosco alcuni strappi importanti, primo l’andare soli e/o liberi (mi astengo su idv). è l’unica scelta che guarda avanti. l’italia è un insieme di persone che, lavorando, pensando, faticando, innovando, spingono una macchina. ma al volante c’è qualcuno che insiste a tenere il freno a mano tirato. veltroni toglie il freno, ed è un primo passo. poi vedremo la velocità, poi chi vorrà parteciperà a decidere la direzione.

4. il pd è, ancora, un’accozzaglia di cose diverse. nato da poco, prematuro, un po’ macrocefalo. è bene così, non è compiuto, ed è il motivo per cui conta poco quello che non c’è ancora. c’è spazio per irrobustire il corpo, per dare muscoli, per riempire il vuoto. per metterci dentro quello che si vuole (ok, non sarà proprio così, non così facile, ma una qualche contendibilità è già una novità).

5. capisco i dubbi di chi non vuole votare. (meno quelli di chi è incerto tra pd e sinistra arcobaleno.) parlo di chi lo fa come segno consapevole di protesta, per delusione, non per disinteresse. non mi interessa l’antiberlusconismo, nè il voto utile inteso come pura governabilità. mi interessa togliere quel freno a mano motivo delle lamentele dei più. sarà che io alla storia del sono tutti uguali (o del fanno schifo tutti allo stesso modo) non c’ho mai creduto. sarà che nessuno sa spiegarmi perchè protestare è meglio di scegliere. sarà che, se è solo uno sfogo, perchè non strafogarsi di cibo, o urlare sul motorino, o correre dietro un pallone o cantare ad un concerto, dire la propria su you tube o andare a letto con chi vi pare…

6. ci avviciniamo, pare, ad un modello di democrazia maturo, in cui alternanza, bipolarità, leadership acquistano un senso normale. non è poco, ci si rimette in moto anche così.

7. ci sono delle cose che avrei voluto sentire in campagna e che non ho sentito, non abbastanza, non in modo compiuto e convincente. flessibilità, liberalizzazioni (dove sono finite?), competizione, concorrenza, merito, coraggio, rischio, laicità (come negoziabilità dei valori, non come anticlericalismo), persona. e, per scegliere da cosa iniziare, riforma (radicale, drastica, rivoluzionaria) della scuola. dal 15 si riparte da qua, parole da trasformare in racconto, chiunque vinca.

8. durante la campagna elettorale abbiamo perso la parola sinistra. persa tra leaderini e zerovirgola, tra rivendicazioni astratte e testimonianze felici di essere tali. tra simboli e aggregazioni che la disperdono sbattendola in faccia come oggeto magico. e, ancora, nel poco coraggio di cui sopra, di chi non parla per non dar fastidio, di chi accetta (di buon grado) l’imperante ipocrisia sociale. sfogliando una vecchia raccolta di vignette di altan ne ho trovata una in cui italo, vecchio personaggio dei tempi di cipputi, dice: “qui la metà sono convinti che basta partecipare, l’altra metà che basta vincere”. voglio una sinistra che vuole vincere, con il coraggio di imporre le sue parole. chiamiamola pippo, se serve, ma facciamola.

9. buon voto. lunedì da queste parti si commenta e cazzeggia. in open space, ovviamente.

10. ah, dimenticavo, le previsioni. se c’è il sole vince veltroni, se piove berlusconi. detta così sembra una risposta da sondaggi. dietro c’è la differenza tra chi è ottimista, chi impegna le proprie speranze in una cornice nuova, e chi non si fida, ha paura, si affida ancora all’uomo solo al comando, che tanto se le cose vanno peggio del peggio almeno ci mette due spicci di tasca sua.

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parole della storia

Pubblicato da guarins su Aprile 9, 2008

tutti i test per vedere a che partito sei vicino dicono che il mio è il partito socialista. e boselli dice cose spesso sensate. però sono inutili, perchè votarli? … boh?

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famiglie, solo famiglie

Pubblicato da guarins su Aprile 9, 2008

è già, almeno, dalla scorsa volta che aspetto che qualcuno, candidato, preferibilmente candidato premier, dica qualcosa in questa direzione, rappresenti anche questo segmento. sei milioni basteranno a convincere che ne vale la pena?

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meno 5

Pubblicato da guarins su Aprile 8, 2008

contro questa campagna che continua a non esplodere, politico.com, una delle iniziative new-editoriali più interessanti in campo sul web e non solo, (ci) offre, da lontano, 50 motivi di conforto.

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vinceremo i mondiali

Pubblicato da guarins su Aprile 8, 2008

mentre berlusconi, in un comizio, promette che comprerà ronaldino (sky dixit), dopo che angeletti ha paragonato la triade ad una squadra di champions, anche veltroni scende in campo: il pd è come l’italia dell’82.

ma non vi sembra strano che il riferimento sia  proprio questo, il mondiale dell”82? e quello del 2006? lo buttiamo insieme a prodi?

e perchè citare ancora un evento di una generazione del passato (io c’ero, ma già i miei compagnucci e soci no…) piuttosto che un immaginario più vicino e collettivo?

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juno

Pubblicato da guarins su Aprile 7, 2008

quello che non mi piace di giuliano ferrara, non solo nella sua campagna contro l’aborto, è quando sceglie di usare ideologicamente le cose, quando piega le interpretazioni alle esigenze di parte. juno è uno splendido film, una commedia tra favola e semplicità di tutti i giorni. la storia di una ragazzina, che sceglie di far nascere un figlio, e lo chiama fagiolo, che non vorrebbe averlo ed ha la possibilità di cambiare idea, che, secondo me, non condividerebbe niente della battaglia ideologica, di ferrara e contro ferrara.

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Scommettiamo che

Pubblicato da opslab su Aprile 7, 2008

Manca una settimana, proviamo a fare pulizia da tutte le sovrastrutture e ragioniamo sulle cose concrete. Che a mio avviso sono tre.

1. E’ mutata radicalmente l’offerta elettorale. Dei simboli che si presentarono nel 2006 ne sono sopravvissuti solo 3: Lega, Udc, Italia dei Valori. Nel 2006 c’erano 2 candidati premier, oggi ce ne sono – con un consenso degno di questo nome – 4 se non 5.

2. Il clima d’opinione è cambiato. Inacerbandosi, ma anche omogenizzandosi in un unico grande sentimento di contrapposizione verso la politica, molto simile a quello che pervase il paese durante gli anni di Tangentopoli.

3. La campagna è stata così tanto fiacca che nessuno è riuscito a imporre un tema d’agenda. Assenza di verve comunicativa? Forse, ma sicuramente non solo. E’ un problema di credibilità della fonte. Nessuno appare più credibile, è come se si sia posto un diaframma tra cittadini e candidati di ogni specie. Per queste ultime due ragioni sembra non emergere alcuna domanda verso la politica quanto un semplice “toglietevi dalle scatole”

In un quadro del genere tutto appare possibile, anche la vittoria di Veltroni.

L’unica scommessa che mi sento di fare è che quello del non voto sarà il primo partito. Un astensionismo sempre più trasversale, che non riguarda solo quelli di sinistra o quelli di destra.
E soprattutto non mi sembra che questi 5 giorni possano servire: due anni fa Berlusconi recuperò non fiducia, ma consenso attraverso un baratto: il tuo voto in cambio dell’abolizione dell’Ici. Oggi qualunque promessa di questa entità non riesce a bucare, ma rimbalza, come se l’onda anonima dell’opinione pubblica si sia tramutata in un muro di gomma.

Per questo credo che Berlusconi e Veltroni passeranno i prossimi 5 giorni a darsi addosso, per solleticare l’ultima leva motivazionale possibile: la paura dell’altro. Il punto è che su questa si sono giocati gli ultimi 15 anni, 4 elezioni politiche e una manciata di altre votazioni. Funzionerebbe o andrebbe solo a rinforzare il sentimento di distanza e fastidio? Non lo so e sinceramente mi auguro di no: l’idea di un paese che vota ancora contro qualcuno, mi deprime molto di più di un paese che non va a votare.

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