Le straordinarie somiglianze di Vendola e Veltroni
Pubblicato da opslab su Marzo 11, 2008
Fa un certo effetto vedere questo comizio di Vendola subito dopo aver rivisto il discorso che Veltroni ha tenuto a Spello.
Mettendo da parte gli aspetti di stretta polemica, nei loro discorsi c’è una straordinaria somiglianza di ragionamento che ha come differenza sostanziale il risvolto emotivo di fondo.
Sono accomunati prima di tutto dall’espediente narrativo delle storie di vita. Immergendosi totalmente, sovraccaricandole dal punto di vista emotivo per renderle racconto politico, in un passaggio dal particolare al generale, altrettanto carico di pathos.
Anche sul senso da attribuire al passato, Vendola e Veltroni sono pressoché identici (citano entrambi il dopoguerra) mentre resta il futuro come vero terreno del contendere.
Perchè laddove Veltroni toglie gli spigoli e cerca strade, Vendola pone dei paletti che non sono arginabili, ma che vanno abbattuti attraverso il conflitto.
Per Veltroni il futuro è spazio di opportunità a condizione che ci si liberi dei conservatorismi che non fanno decidere, dei paletti ideologici, dell’egoismo, delle piccole furbizie.
Valori e strumenti per il futuro sono la decisione, la scienza, la forza e l’energia delle persone, l’apertura, il dinamismo, la mobilità, l’ascolto, la ricerca, il rigore, l’onestà, il senso del dovere, l’orgoglio di sé.
Per Vendola entrare nel futuro vuole dire fatica, quella del camminare su un terreno aspro, ricco di incognite, per cui è necessario che la politica sia riparo prima ancora che bussola. Una politica che difenda e dove non ci riesce una politica che lenisca.
Grande effetto-verità: entrambi implicitamente sostengono che la politica non è onnisciente e onnipresente. La politica non può tutto, ma può tanto e quel tanto oggi vuol dire prima di tutto speranza.
Per Vendola questa si ricostituisce laddove ci sono persone che vogliono essere e che vogliono fare, per Veltroni il poter fare è un condizione sine qua non: non c’è nessuno che la ostacola volontariamente, ma dove ci fossero degli ostacoli è compito della politica andarli a rimuovere.
Non è una differenza da poco, è su questo passaggio che si gioca la credibilità di fondo dei due racconti, nella capacità di rendere il contesto funzionale a questo schema di racconto soprattutto su quello che è il tema-chiave di questa campagna elettorale: il lavoro.
Insomma, sarebbe stata una bella battaglia e Vendola avrebbe creato non pochi problemi a Veltroni. Che peccato.