Sanremo o Cesaroni vince sempre Walter Veltroni
Pubblicato da opslab su Marzo 3, 2008
Per Concita De Gregorio il senso della faccenda è chiaro: il Sanremo appena concluso rappresenta un monito al veltronismo, prova provata che il “ma anche” è una formula che include tutti ma che alla fine non parla, non emoziona e non soddisfa nessuno.
Dalle parti di Canale 5 e dintorni si festeggia: nella serata di venerdì i Cesaroni hanno strappato un quasi pareggio che sa tanto di vittoria grazie all’apporto massiccio di giovani e giovanissimi teleutenti.
Ma a pensarci bene cosa sono i Cesaroni se non una declinazione dell’immaginario veltroniano?
Quartiere Garbatella, la Roma che più Roma non si può, giornate sempre soleggiate di un arancio dal sapor vendittiano, una birreria dove si materializza un simulacro comunitario di famiglia allargata, giovani protagonisti aggraziati ma non bellissimi che trascorrono le loro giornate con serena accettazione di sogni e insicurezze sulle cose proprie e altrui.
Cesaroni vs Sanremo ovvero l’informalità che vince sul cerimoniale, la normalità sulla straordinarietà, l’apparente non cura di jeans e giubbotti sull’abito d’occasione, il piccolo sul grande, la chitarra scordata sul manierismo dell’orchestra.
Che poi non è solo questo, è qualcosa di molto più grande: il veltronismo sta costantemente occupando tutta la scena, ha preso la coda della scia di senso prodotta dal berlusconismo, se n’è impadronito, l’ha reso testa, ne sta dando corpo.
In fondo è la bellezza dei significati e della loro immaterialità, il fatto di non aver padroni e traiettorie definite, ma di saper andare dove li spinge chi ha saputo meglio coltivarli cogliendone il senso profondo.
Un po’ come accadde una trentina d’anni addietro quando le sperimentazioni di linguaggio delle radio libere e di estrema sinistra finirono per costruire le grammatiche della tv commerciale e, di rimbalzo, per uno di quegli strani incidenti della storia, aprirono la strada al berlusconismo.
Veltroni forse avrà già tratto la vera lezione: i “ma anche” necessitano di una direzione e di un contenuto, pena il fatto di rimanere a uno stato gassoso, di neutra indifferenza e non di quello a cui lui può (deve) aspirare: un’indifferente simpatia.